comune di polpenazze del garda

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Cultura e Spettacolo

CULTURA
LUCONE: un sito preistorico che l'europa ci invidia
Le prime testimonianze di frequentazione umana presso il Lucone risalgono al periodo Neolitico, verso la fi ne del IV millennio a. C., quando un gruppo portatore della cosiddetta “Cultura dei vasi a bocca quadrata” occupa un punto ben preciso della conca lasciandovi esigue ma ben signifi cative testimonianze della sua cultura materiale. Si tratta di utensili in selce di provenienza veneta (Monti Lessini) ed in ossidiana di provenienza molto più lontana (Sardegna o Lipari), di frammenti di vasi in terracotta decorati con motivi impressi a pasta cruda e di alcuni elementi tipici di questa cultura quali le “pintaderas” o tavolette in terracotta interamente decorate a motivi geometrici che servivano probabilmente come “timbri” per decorare il corpo o le vesti. Verso la fi ne del III millennio a. C. arriva un nuovo e molto più consistente gruppo umano che si stanzia stabilmente ed ininterrottamente per quasi dieci secoli.
La conca viene occupata da almeno cinque differenziati stanziamenti, con l’adozione di diversi moduli abitativi secondo la natura del terreno: palafi tta, impalcato ligneo su vespaio vegetale, bonifi ca su impalcato sottostante e bonifi ca semplice. Il Lucone si rivela pertanto quale uno dei più grandi, importanti ed articolati villaggi d’Età del bronzo dell’Italia settentrionale. Eccezionali sono le testimonianze archeologiche fi nora recuperate: dalla famosa piroga in rovere di ca. 4 metri ai resti di capanne, dalle centinaia di utensili in selce di uso domestico a quelli per l’attività agricola o venatoria, da quelli in osso o corno di cervo a quelli in bronzo. Ma la parte più consistente dei reperti è costituita dalle centinaia di vasi in terracotta dalle superfi ci nerastre di ogni forma e dimensione, secondo l’uso cui erano destinati: bicchieri, ciotole, tazze e anfore in ceramica fi ne e lucida per bevande e sostanze liquide; grandi doli per la conservazione di derrate, cereali e semi vari; minuscoli vasetti forse per il gioco dei bambini.
Di particolare interesse scientifi co sono gli oggetti di ornamento poiché rivelano sorprendenti contatti commerciali e di scambio con popolazioni stanziate in zone molto lontane. Gli elementi di collana in ambra provengono, infatti, dal mar Baltico, quelli in marmo bianco dalle alpi Apuane, quelli in steatite ed in pietra verde dalle alpi piemontesi, alcune conchiglie dal mare Tirreno. E’ accertata la fabbricazione locale di vasi di forma biconica in pasta vitrea verde ottenuta con l’aggiunta, in fase di cottura, di ossido di rame. Infi ne, alcune tavolette in terracotta di forma quadrangolare, con fi le di segni “enigmatici” impressi, sull’uso delle quali non c’è ancora concordanza tra gli studiosi anche se è probabile che fossero dei marchi distintivi accompagnanti alcune merci scambiate, come etichette o “griffe” del tempo. Di sicuro, a quell’epoca, tavolette del genere accompagnavano anfore di olio e vino ed altre merci di scambio nella zona mediorientale anche se nel contesto di una civiltà sicuramente molto più evoluta di quella di tipo mitteleuropeo in cui gravitava allora l’Italia settentrionale.
Dagli scavi da poco ricominciati in uno dei villaggi sono emerse eccezionali testimonianze archeologiche la cui interpretazione e pubblicazione ha suscitato nel mondo scientifi co europeo uno straordinario interesse: innanzitutto il ritrovamento della ormai famosa trave di falda di una casa in legno con gli incavi di appoggio dei travetti del solaio, che costituisce l’unico e di gran lunga più importante elemento architettonico per ora ritrovato in scavi di abitati palafi tticoli europei e poi, dato l’ottimo stato di conservazione dei pali di quercia, il loro prelievo per lo studio sugli anelli di accrescimento che L’Istituto di Dendrocronologia Italiano ha defi nito come il più promettente e sicuro dell’intero ambito nord-italiano. Le indagini preliminari hanno permesso di datare al 2033 a.C. (+/- 10 anni) il taglio degli alberi del primo impianto ed al 1985 a.C. (+/- 10 anni) quelli prelevati dopo l’incendio che ha fatto crollare la casa (con relativa trave di falda, travetti e assi del solaio), ed utilizzati per rinforzare la palafitta sottostante. La fondazione di questo abitato si colloca pertanto tra le più antiche in ambito gardesano finora riconosciute, mentre la sua durata copre tutta l’età del Bronzo Antico (2033-1600 ca. a.C.).
Queste premesse hanno giustificato la realizzazione di un progetto di ben più ampio respiro, che mira, con un impegno temporale distribuito su diversi anni, ad allargare al massimo l’estensione dell’indagine archeologica fi no a coprire un settore così ampio dell’abitato da fornire indicazioni esaustive per l’intero nucleo insediativo. Oltre agli entusiasti scolari della nostra scuola elementare, hanno visitato lo scavo 2006, da poco interrotto, alcuni ricercatori di diversi istituti universitari italiani e stranieri. Studi, contributi e convegni a livello europeo sul fenomeno “Lucone di Polpenazze” sono già in corso ed alcuni risultati parziali sono già a disposizione di studiosi ed interessati. Le università di Friburgo (Germania), Neuchâtel (Svizzera) oltre a quelle di Trento e Padova hanno già avanzato importanti proposte di partecipazione al progetto pluriennale di ricerca sopra accennato.
E’ pertanto interesse di questa Amministrazione Comunale seguire attentamente gli sviluppi di questo progetto di ricerca che si preannuncia quanto mai importante per il nostro paese, non solo nell’ottica di un accrescimento culturale di cui l’ente locale si deve far carico, ma anche per le opportunità di valore turistico ed economico, oltre che didattico, che tale lodevole iniziativa contribuirà certamente a creare: un ulteriore spunto per qualificare Polpenazze, che si affi anca alle ormai consolidate realtà di ordine paesaggistico, enologico, folcloristico e sportivo.
 
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